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Le mie foto dell'avifauna valdostana e del mondo.

Vuillermoz e Ghignone MATTI come il gallo cedrone

Vuillermoz e Ghignone MATTI come il gallo cedrone

Un’avventura frutto della passione per la fotografia naturalistica che mi lega da diversi anni all’amico Celestino Vuillermoz, dell’aiuto e della collaborazione di altri fotografi che con estrema gentilezza ci hanno permesso di incontrare e fotografare il gallo cedrone che diversamente sulle nostre montagne valdostane non avremmo mai avuto la fortuna né di incontrare né di fotografare perché estinto.
Il tutto doveva essere una trasferta fatta con estrema calma, quasi una vacanza, visto che la strada da fare era tanta, le indicazioni ricevute erano molto precise ed era certo che il soggetto fosse un “matto”, molto confidente forse addirittura troppo… Poi le voci sempre più insistenti di un suo probabile trasferimento in zona ignota ci hanno resi “matti” pure a noi.
Così, grazie anche alla collaborazione dei nonni che pur senza alcun preavviso hanno accettato di prendersi cura dei miei pargoletti, in meno di cinque minuti assieme al mio socio abbiamo deciso di partire subito, entrambi avevamo appena cenato…
5 ore di macchina, di cui l’ultima sotto una fitta pioggia ed attraverso un nuvola bassa ed impenetrabile, lungo una serie infinita di curve e tornanti fatti a passo d’uomo, ma alla fine siamo giunti sul luogo di partenza. Erano su per giù le tre e mezza di mattina, giusto il tempo di una pennichella alla bell’e meglio in auto mentre intorno a noi svolazzavano gufetti e cantavano civette nane e capogrosso. Irrigiditi e indolenziti non abbiamo avuto bisogno della sveglia ed alle 5:30 eravamo già belle che pronti con un leggero senso di angoscia mista a curiosità e speranza di poter finalmente incontrare un gallo cedrone, sempre che qualcuno non ce lo avesse spostato mentre noi macinavamo chilometri su chilometri…
Una mezz’oretta di cammino al passo allenato del socio C.A.I. Celestino e poi finalmente il tanto sospirato incontro… il gallo cedrone era lì, nel punto indicatoci, sul suo posatoio preferito, in cima al pendio, tra 2 alberi, il collo dritto mentre cantava con un suono non particolarmente forte o almeno non paragonabile a quello di ben più piccoli galli forcelli che si possono sentire anche a chilometri di distanza…
Preparata tutta l’attrezzatura fotografica non ci rimaneva che capire come fotografarlo, come avvicinarlo senza disturbarlo e senza innervosirlo troppo e soprattutto verificare se quanto ci era stato riferito fosse vero o un po’ esagerato… in meno di 10 minuto avevamo chiare 2 cose, io non gli stavo per nulla simpatico mentre Celestino sembrava avere su di lui una certa influenza riuscendo, seppur con qualche eccezione, a far valere la sua stazza nei confronti dei presupposti bellicosi che il soggetto di tanto in tanto manifestava nei nostri confronti.
Ecco a Voi qualche scatto della nostra avventura fotografica ed ancora un caloroso ringraziamento a CV, RB, MM e FM per le indicazioni, gli aiuti, ed i consigli che hanno di buon cuore voluto darci…. ve ne siamo riconoscenti!!!

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallus

gallo cedrone Western Capercaillie Tetrao urogallusalainghignone.altervista.org!

Il fortunato incontro con la rondine montana

Il fortunato incontro con la rondine montana

la rondine montana deve il suo nome alla predilezione per gli ambienti alpini, ma non è raro osservarlo anche a quote più basse. Frequenta infatti le aree di montagna dalla vegetazione rada, le pareti rocciose o le praterie d’alta quota. Presente in Asia centrale ed in Europa (il 75% della popolazione nidifica nella penisola iberica) è piuttosto comune sull’arco alpino e a differenza delle altre rondini sopporta bene le basse temperature, caratteristica che in parte le consente di evitare lunghe migrazioni verso i Paesi caldi.
Rondine montana
Maschi e femmine sono indistinguibili in natura. Le parti superiori sono completamente marroni, capo e ali compresi. La gola è punteggiata di marrone e sfuma sul bianco sporco del petto che scurisce progressivamente verso l’addome e ulteriormente verso il sottocoda che è marrone barrato di marron più chiaro. Le ali inferiormente sono marron chiaro nella maggior parte e marron scuro nella zona attorno le ascelle. Le zampe sono prevalentemente arancioni ed il becco è bruno scuro. Quando la coda è aperta a ventaglio sono evidenti sia inferiormente che superiormente delle macchie ovali bianche. I giovani sono del tutto simili agli adulti.

Ptyonoprogne rupestris

È facile scorgerla quando in volo cerca di sfruttare appieno le correnti d’aria, tenendosi a pochi metri dalle rupi che la ospitano. Più raro è vederla quando si posa. La Rondine montana infatti non si ferma quasi mai al suolo, preferendo rimanere a qualche metro da terra, soprattutto su pareti rocciose, dove riesce a mimetizzarsi meglio grazie alla colorazione del suo piumaggio.

Per poterla osservare a terra bisogna aver la fortuna di osservarla mentre sta costruendo o “ristrutturando” il nido, in quel momento dopo piogge o acquazzoni è possibile che scendano in prossimità di qualche pozza per raccogliere fango e sabbia per preparare la propria dimora.

Eurasian Crag Martin

Si ciba di ogni tipo di insetto e cerca di reperirli sempre in volo, predilige la caccia al di sopra dei corsi d’acqua, in quanto in superficie sono molte le fonti di cibo presenti. In volo può raggiungere i 50 km orari e cambiare direzione all’improvviso. Tipico è il suo canto emesso durante il volo, formato da un leggero cicaleccio e alcuni striduli gridolini.

decollo rondine montana

sguardo della rondine montana

rondine montana in cammino

Eurasian Crag Martinat waterhole

rondine montana partenza

profile di rondine montana

LA LUNGA ATTESA…

LA LUNGA ATTESA…

La lunga attesa… è finita!!!
dopo 4 anni (1461 giorni, circa 35.000 ore di attesa) anche il picchio muratore (Sitta europea) a deciso di farsi un bagnetto da BIANCANEVE!!!
Ormai, a malincuore, ci avevo rinunciato, malgrado sia una compagnia costante durante quasi tutto l’anno presso BIANCANEVE e nonostante più di una volta (anche in una “calda” giornata di inverno) si sia presentato alla pozza già completamente fradicio, non ero mai riuscito a vederlo e a fotografarlo mentre si bagnava, pareva quasi che la “mia” pozza non gli piacesse… pochissime volte a bere e guai a mettere una volta le zampe in acqua…
Malgrado quest’anno ho più volte dovuto rinunciare alle mattinate in capanno e reperire l’acqua per la pozza sia una vera impresa a causa della lunga siccità di agosto e settembre questa volta è andata bene… 2 bagnetti consecutivi anche se molto rapidi, scatti pieni di goccioline e la luce e le ombre delle nove di mattina hanno fatto il resto.
Che dire… per i miei gusti.. obiettivo raggiunto!!!

A voi qualche immagine!!!
picchio muratore tuffo nuthatch water

picchio muratore in acqua nuthatch water

picchio muratore goccioline nuthatch water

picchio muratore frullata in acqua nuthatch water

picchio muratore bagnetto nuthatch water

tutti i miei scatti su alainghignone.altervista.org

Nuovi incontri notturni da “BIANCANEVE”…

Nuovi incontri notturni da “BIANCANEVE”…

Nella ricerca di pennuti notturni presso il mio piccolo angolo di paradiso “BIANCANEVE” ho avuto l’occasione di fare un nuovo gradito incontro con uno schivo abitante della zona: il rospo (Bufo bufo).

Una buona occasione per tentare qualche foto al di fuori dei miei soliti schemi, ovvero scatti senza piuma!!!

Benché questo anuro prediliga più la terra che l’acqua, almeno al di fuori del periodo riproduttivo, non ho resisto alla tentazione di approfittare della mia pozza d’acqua… spero che queste immagini siano di vostro gradimento… e fate attenzione quando con la vostra auto circolate sulle strade nelle nottate primaverili perché rischiate di fare una mattanza!!!

Alain

1 rospo comune bufo bufo

3 rospo comune bufo bufo

6 rospo comune bufo bufo

7 rospo comune bufo bufo

9 rospo comune bufo bufo

LE CINCE DI BIANCANEVE… fotografate a 360.000 Km/h

LE CINCE DI BIANCANEVE… fotografate a 360.000 Km/h

Da un po’ di tempo sentivo la voglia e la necessità di cimentarmi in qualcosa di diverso, di nuovo senza però tralasciare le passioni che mi hanno accompagnato negli ultimi anni: la fotografia e l’avifauna.
La ricerca spasmodica e quasi maniacale di nuovi soggetti non è stato mai uno dei miei obiettivi primari, per via del tempo, dei cospicui investimenti che spesso richiede e della difficoltà che richiede per poter esser sicuri di tornare a casa con degli scatti all’altezza delle aspettative.
La ricerca di nuove prospettive, di messe in scena particolari mi ha sempre affascinato però spesso la mancanza di conoscenze tecniche adeguate è stata il freno della mia ricerca di qualcosa di “non troppo comune”.
Poi tutto è cambiato, ho deciso di mettermi alla prova, di attrezzarmi e complici un clima favorevole (se pur ormai del tutto sregolato), soggetti che ormai sono nel mio quotidiano da diversi anni e un po’ di studio è arrivata la svolta… mi sono detto ora ci provo… sbaglierò un’infinità di volte, ma se si può fare devo riuscirci!

Così sono nate le cince di BIANCANEVE che pur essendo soggetti per molti troppo comuni per “meritare” la foto prese nel giusto modo e nel giusto momento sono in grado di regalare allo scatto quella sensazione di unicità e novità che porta tanta soddisfazione e gioia quando a fine sessione si guardano per la prima volta gli scatti appena fatti.
Senza entrare nel merito della tecnica, di per se molto semplice da seguire e che sta scritta in quasi tutti i libri di fotografia, resta la difficoltà pratica nel trovarsi nelle giuste condizioni e nel trovare gli accorgimenti pratici ed estetici che possano dare ancora più risalto al millesimo di secondo che, benché quasi impossibile da vedere o anche solo percepire, come per magia, si fissa alla perfezione sul sensore.
Ecco a voi i primi risultati di questa mia prima esperienza fotografica eseguita senza impugnare fisicamente la fotocamera tra le mie mani… presto la galleria completa sul mio sito buona visione!!!

picchio muratore in arrivo slanciato

cinciallegra arrivo dal basso

cinciarella leggiadra

cincia bigia batter d ali

picchio muratore attraccaggio

cinciallegra coppia in lotta

cinciallegra in lotta

picchio muratore arrivo

cinciallegra in atteraggio

TANTO PER CAMBIARE UN PO’…  Visita alla Ganaderia de Fuente Ymbro

TANTO PER CAMBIARE UN PO’… Visita alla Ganaderia de Fuente Ymbro

Sin da bambino ho avuto un “appeal” per gli animali ed in particolare per i bovini ed i tori… e credo questo abbia influito non poco sulla mia vita… sarà forse solo un caso che ora lavoro in un centro genetico???
Quando nel 2000 restai per 6 mesi in Spagna, il più gran rimpianto fu quello di non possedere ancora un teleobiettivo per fotografare i “torso bravos” o “torso de lidia” che vedevo lontani nei campi (los pastos).
E così nella mia ultima visita in Spagna mi sono organizzato per poter finalmente vedere da vicino questi tori il cui antenato è il Bos taurus ibericus, una sottospecie dell’uro diffusa nell’Europa sudoccidentale, dalla Camargue al delta del Guadalquivir. Questo animale si differenziava dalla sottospecie dell’Europa centrale Bos taurus primigenius per le dimensioni minori e la corporatura più snella e agile. Dopo la domesticazione, i discendenti di questo animale, a differenza dei discendenti degli uri dell’Europa centrale, non persero mai il carattere battagliero e aggressivo che aveva reso proverbiali i loro antenati selvatici; anzi, col tempo e con le regole sempre più precise imposte dall’Ottocento in poi per gli spettacoli taurini, i vari allevamenti diedero origine a una vera e propria metodologia selettiva caratteriale, tesa proprio ad esaltare queste qualità.

La loro fine è certo triste e indubbiamente crudele, ma lo loro vita nei campi e pascoli aperti è senza dubbio più dignitosa e felice di quelli della maggior parte dei bovini da carne allevati su grigliato e su una superficie minima di “benessere” deciso dalla burocrazia.

Questi alcuni scatti fatti a questi nobili animali nella Ganaderia (allevamento) «Los Romerales» de Fuente Ymbro di Ricardo Gallardo Jiménez a San José del Valle (Cadix). Un grazie particolare va alla’amico Javier Fernandez Vega che è stato così gentile da accompagnarmi ed imprestarmi il suo, impressionante per peso e qualità, Nikon AF-S 200mm f/2 G ED VR II, una lente da record!!!

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“Es un animal misterioso. Es bravo y noble. Es fiero y parece manso. Es fuerte y apenas hace uso de su fortaleza. Muere joven como los elegidos de los dioses” Antonio Diaz-Cañavate

EXTASY VERDE…

EXTASY VERDE…

Giornata davvero bollente quella di oggi 02/07/2015, anche in Vallée. La calura dell’aria però è nulla in confronto a quella del mio stato d’animo dopo una mattina trascorsa nel capanno EOLO in cui finalmente sono riuscito a realizzare, con risultati davvero soddisfacenti, uno dei miei tanti sogni fotografici…
EXTASY VERDE è l’estati fotografica nata dall’incontro a tu per tu con un giovane picchio verde accaldato, in cerca di refrigerio e molto attento alla pulizia del suo piumaggio…
appena arrivato sul posatoio, il suo atteggiamento, mi ha colpito ed ho subito capito che avrei avuto, finalmente, la possibilità di fare scatti “bagnati” a questo soggetto tanto desiderato quanto ostico e poco confidente…

picchio verde pronto al bagnetto

Dopo soli 2 minuti di perlustrazione, infatti, come previsto è sceso davanti alla pozzanghera e lo spettacolo è iniziato.
Le condizioni di luce molto particolare che caratterizzano il capanno BRONTOLO e EOLO hanno regalato agli scatti, peraltro non troppo facili, un’atmosfera quasi onirica, con tonalità sublimi…

picchio verde riflesso

picchio verde riflesso

picchio verde arruffato

picchio verde pulizie

picchio verde lavaggio

una volta terminate le sue pulizie, il giovane picchio verde ha voluto regalarmi alcuni momenti sul posatoio su cui, con molta calma, si è asciugato il piumaggio regalandomi pose davvero piacevoli prima di rientrare nel suo bosco…

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Questo il resoconto fotografico di questa giornata per me memorabile, di estasi pura!!!
Presto tutta le serie verrà pubblicata sul mio sito alainghignone.altervista.org
Per la cronaca tutti gli scatti a terra sono stati fatti con il 200-400 VRII ed il nuovo TC-14E III e la resa è stata stupefacente… certo la vicinanza del soggetto ha aiutato sicuramente parecchio…

IL PROVETTO MIGRATORE, IL NIBBIO BRUNO…

IL PROVETTO MIGRATORE, IL NIBBIO BRUNO…

Il nibbio bruno, Milvus migrans è un uccello rapace della famiglia degli accipitridi ed è di gran lunga il rapace più diffuso al mondo. E’ talmente diffuso che è frequente vederlo anche in Valle d’Aosta da aprile a fine agosto, anche se più che gli ambienti montani, preferisce gli ambienti collinari o di pianura, e mostra la tendenza, a differenza di altri rapaci, a concentrarsi presso zone umide o discariche di rifiuti, che utilizza come fonte di alimentazione.
Durante le giornate trascorse con Bartolomé Muñoz Pozo, nel suo capanno al Torilejo, Valle de Alcudia, questi soggetti molto numerosi, vocianti, sempre affamati e pronti a rapide incursioni tra soggetti ben più grossi di loro, mi hanno regalato alcuni scatti che con piacere condivido con chi ha la voglia ed il piacere di seguire il mio blog.

1 nibbio bruno arrivo all'alba

Il nibbio bruno è grande 55/65 cm e ha una apertura alare di 140/150 cm. Il suo peso corporeo è di circa 1 kilo. Il piumaggio è marrone, inferiormente più chiaro, tendente al bruno-rossiccio; nei giovani è simile agli adulti, ma più chiaro, e opaco con molte striature longitudinali scure.
Il becco è breve, adunco, nero superiormente, giallo-nerastro inferiormente, con cera gialla. La testa è grigio-bruna, più chiara del corpo con striature scure. Gli occhi hanno iride bruno-rossiccia (adulti) o grigia-bruna (giovani). Il nibbio bruno può arrivare all’età di 20 anni, usa la sua coda biforcuta come timone, ma questa non è così incisiva come nel nibbio reale.

13 nibbio bruno ritratto

3 nibbio bruno volo frontale

Con l’arrivo del nostro inverno i nibbi intraprendono il loro viaggio migratorio, seguendo la rotta dell’Africa subsahariana. La calda Africa sarà la sua terra di svernamento.
I giovani nibbi bruni, alle prime armi con l’arte della migrazione, partono tardi, tocca loro volare più velocemente consumando una grande quantità di energie.
Mentre i nibbi anziani, hanno sulle spalle autostrade di chilometri nei cieli, sanno bene che bisogna partire in anticipo, se la prendono con calma, volando lentamente. Lungo le rotte migratorie hanno accumulato saperi su velocità e direzione dei venti, nel corso della loro vita si sono costruiti un bagaglio di conoscenze ad hoc per faticare di meno e arrivare a destinazione senza problemi.
La migrazione del nibbio è un cocktail di comportamento imparato nel tempo e selezione dei migliori migratori. Ogni nibbio, di età diversa, utilizza differenti tecniche di volo. Cambia i tempi e le rotte. L’obiettivo è sempre quello di sfruttare al meglio i venti a favore. Con l’avanzare degli anni ci sono quelli che diventano eccellenti migratori migliorando le loro abilità. Questi campioni di volo sono anche quelli che hanno un maggiore successo riproduttivo.

7 nibbio bruno l arrivo

11 nibbio bruno l inchino

Come sempre potete vedere la galleria completa sul mio sito: alainghignone.altervista.org
Alla prossima
Alain

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